“E’ morto per colpa mia”. Bimbo morto sotto le macerie, è appena arrivata la drammatica confessione

“Ho manomesso l’impianto, il piccolo Aron è morto per colpa mia”. Parla un parente del bimbo di 4 anni rimasto sotto le macerie della casa esplosa in strada del Bramafame: la confessione dopo l’arresto per il furto di un’auto. TORINO. Una confessione svelerebbe i motivi dello scoppio del caseggiato di strada del Bramafame, il 24 agosto, in cui ha perso la vita il piccolo Aron e altri tre inquilini sono rimasti feriti. Il 20 settembre a fornire una pista investigativa è un cugino del bambino, intestatario dell’appartamento in cui era stata ospitata la famiglia Tila.

Bukurosh Snalla, 25 anni, ha parlato davanti ai pm dopo essere stato arrestato per un’altra vicenda, il coinvolgimento in una rapina avvenuta fuori Torino. È passato un mese esatto dalla tragedia di strada del Bramafame, ma nella palazzina alle spalle del laghetto Bechis tutto sembra essersi fermato alla mattina del 24 agosto. L’alloggio dove è morto il piccolo Aron Tila, il bambino albanese di soli 4 anni arrivato a Torino la sera prima dell’esplosione, è ridotto a un cumulo di macerie. I garage sono sventrati e il cortile è ricoperto di tegole cadute dal tetto.

Sotto i detriti sono rimasti anche gli effetti personali della famiglia Tila. Lunedì scorso mamma Nertila e papà Genci sono tornati per la prima volta in strada del Bramafame per recuperare i documenti ritrovati dai vigili del fuoco: «È stato terribile — racconta Nertila con gli occhi lucidi —. Il dolore che proviamo è enorme e aumenta ogni volta che passiamo. Rivedere quel posto, dove abbiamo dormito solo una notte, è stata una prova difficile». I pompieri hanno recuperato la sua borsa con il permesso di soggiorno e il codice fiscale.

Non i suoi diplomi da estetista e parrucchiera che le servirebbero nella ricerca di un lavoro. Prima, però, i genitori di Aron vorrebbero trovare una casa dove vivere assieme agli altri due figli, di 11 e 15 anni, che hanno iniziato la prima media e il primo anno del liceo Gobetti. Subito dopo la tragedia di Basse di Stura era partita una gara di solidarietà per aiutare la famiglia albanese, ma dopo il funerale di Aron — pagato dal Comune di Torino — la spinta emotiva si è esaurita.

Da un mese Genci e la sua famiglia dormono in un albergo alle spalle di corso Giulio Cesare, una sistemazione offerta dall’amministrazione comunale, che continuerà ad accollarsi le spese almeno per le prossime due settimane. Genci aveva lasciato il suo posto da muratore a Carinola per andare a lavorare con alcuni parenti. Nell’alloggio di strada del Bramafame, affittato da un cugino, non c’era nemmeno la corrente elettrica e il mattino dopo il tetto è crollato in seguito a uno scoppio:

«Non so cosa sia successo, io sono uscito alle 7 e Aron dormiva ancora — ricostruisce, commosso —. Aspetto che le indagini facciano il loro corso, cerco solo la verità. Però devo anche pensare a sistemare la mia famiglia, perché così non si può andare avanti». Ora c’è stata una svolta e finalmente questi genitori potranno, si spera, almeno avere giustizia.

Rispondi