Disastro sociale in Germania, esplodono le guerre tra gang arabe e cecene: intere città messe a ferro e fuoco

In Germania si torna a parlare ancora una volta di crimine organizzato e di società parallele che crescono all’ombra dello Stato, senza alcun rispetto per le sue leggi né per il resto dei cittadini. A far discutere nei giorni scorsi è stato l’arresto di tre giovani tra i 23 e i 26 anni, fermati con l’accusa di aver portato a termine il furto dei gioielli custoditi nella Volta Verde del Castello di Dresda.

L’episodio, risalente al novembre del 2019, aveva destato grande rabbia e preoccupazione in un’opinione pubblica stanca dell’impunità concessa ai clan che da anni controllano i traffici illegali all’interno della Germania seminando il panico tra le strade delle maggiori città tedesche. Le gang infatti sono attive principalmente nella capitale Berlino, come dimostra la rissa scoppiata di recente nel quartiere di Neukoelln tra due bande rivali e che ha coinvolto una trentina di persone. Quest’ultimo episodio, oltre a sottolineare l’incapacità delle forze di sicurezza di mantenere l’ordine persino nella capitale, è il segno di un aumento della violenza tra clan per il controllo del territorio.

Tra le gang più attive in Germania si trova da anni quella dei Rammo, una famiglia di origini libanesi rifugiatasi in Germania grazie all’asilo politico negli anni Ottanta, quando il Libano era sconvolto da una nuova guerra. Come riportato dal Berliner Zeitung, in quegli anni l’integrazione e il controllo dei migranti provenienti dal Medio Oriente o da altri contesti di guerra non era la priorità del Governo, soprattutto a seguito del crollo del muro di Berlino. I clan arabi hanno quindi potuto prosperare grazie a spaccio, prostituzione, furto, riciclaggio di denaro e compravendita di armi. La famiglia Rammo, tra l’altro, è stata collegata al furto nel castello di Dresda e a quello del “Big Maple Leaf”, una moneta d’oro del peso di 100 chili e del valore di oltre 4 milioni di franchi, avvenuto nel marzo del 2017.

Il nome dei Rammo compare anche in altri episodi di violenza riportati dalla stampa tedesca e che sfiorano alle volte la leggenda. Secondo i media locali, il capofamiglia una volta sarebbe stato fermato da una volante della polizia per un fanale rotto e si sarebbe rifiutato di mostrare i documenti, insultando e minacciando gli ufficiali. In poco tempo, i poliziotti si sarebbero tra l’altro trovati circondati da altri membri del clan giunti in soccorso del loro capo, costringendo gli agenti a chiamare i rinforzi. Questo episodio aveva destato particolare scalpore e dimostrato ancora una volta la pericolosità dei clan e il clima di impunità nel quale agiscono.

La rivalità con i ceceni

Le bande arabe non sono le uniche a destare preoccupazione in Germania. Secondo una serie di rapporti redatti dalla procura generale del Bundeskriminalamt (l’Ufficio federale della Polizia criminale del Ministero federale degli Interni) negli ultimi anni anche le gang cecene e dell’Est Europa hanno rafforzato il loro potere in Germania. La loro espansione è coincisa con un aumento delle violenze tra le strade: caso emblematico è quello della sparatoria avvenuta nel 2018 a Berlino, quando tre ceceni e tre kossovari aprirono il fuoco contro un bar. Ad allarmare gli inquirenti quando si parla delle bande cecene sono anche i legami che in alcuni casi queste ultime hanno con gruppi islamisti attivi in Germania e all’estero.

Ma nelle ultime settimane la stampa tedesca è tornata a parlare di criminalità organizzata e di rivalità tra bande per un altro motivo. Come riportato da Limes, l’11 novembre i leader delle due fazioni si sono incontrati per mettere fine alle guerre intestine e per spartirsi gli ambiti di competenza, così da non incorrere in una nuova escalation di violenza. L’incontro, che già di per sé aveva indignato la stampa tedesca, ha fatto discutere anche a causa della pubblicazione sui social media di una foto della riunione, accompagnata da una didascalia nella quale si specifica che il tutto è avvenuto con l’assenso della polizia. Le forze dell’ordine hanno immediatamente smentito qualsivoglia coinvolgimento nella faccenda, ma l’episodio ha ugualmente destato clamore e riacceso il dibattito su integrazione e criminalità organizzata in Germania.

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