Crisi di governo, “Nessuna intesa” Matteo Renzi alza la posta

Nemmeno la telefonata in extremis di Giuseppe Conte, alle quattro del pomeriggio, è servita a far cambiare idea a Matteo Renzi. Anche perché in quel colloquio durato circa una ventina di minuti, il premier, stando al leader di Italia viva, non ha affrontato veramente nessuno dei temi sul tappeto. «Mi ha chiamato — ha raccontato Renzi alla delegazione di Iv prima di salire al Colle — con l’obiettivo di ricucire. La definireiuna telefonata di cortesia. Lui mi diceva che non ci dovevano essere problemi personali tra di noi e io gli ho spiegato che in compenso c’è un’enorme questione politica. Che tale è rimasta dopo quel colloquio in cui il professore nemmeno mi ha proposto un metodo, una road map per uscire dalla crisi. Evidentemente non ha capito che io non sono irritato con lui ma gli pongo dei problemi».

Dopodiché con una scrollata di spalle Renzi ha archiviato (per il momento) la questione Conte ed è andato al Quirinale. A Sergio Mattarella non ha detto che non intendeva avere mai più a che fare con il premier. Anche perché, come ha raccontato il leader di Iv più tardi a qualche fedelissimo «il capo dello Stato non mi chiesto “Conte sì, Conte no”». Ma comunque, a scanso di equivoci, Renzi ha precisato al presidente della Repubblica cheper ora è «Conte no». E più tardi ha spiegato ai suoi: «Mattarella può dare un incarico esplorativo a Roberto Fico».

È questa l’ipotesi da lui caldeggiata e fatta giungere a Mattarella in via riservata prima di salire al Colle. In questo modo, confida a tarda sera alla delegazione che è salita al Quirinale, «io potrò rosolarmi Conte». E anche davanti ai giornalisti, dopo il colloquio con il presidente della Repubblica, Renzi ha lasciato intendere chiaramente che non è certo Conte il premier a cui pensa. Non a caso in quel lungo briefing improvvisato con i rappresentanti della stampa cita Mario Draghi. Un guanto di sfida gettato a Conte.

Ma non è affatto detto che il capo dello Stato, come vorrebbe Renzi, segua la strada del mandato esplorativo, nonostante la delegazione di Italia viva nel colloquio al Colle non abbia dato il via libera a Conte. Perché in realtà non è stato nemmeno posto un veto vero e proprio, quindi, tirando le somme il presidente della Repubblica potrebbe dare l’incarico a Conte. In questo caso che farà Renzi? «Mi toccherà scegliere», spiega ai suoi il leader di Italia viva. E in questa frase c’è tutta la difficoltà del momento. Perché se sarà l’attuale premier dimissionario a essere incaricato gli spazi di manovra del leader di Italia viva inevitabilmente si assottiglieranno.

Ma Renzi ha pensato anche a questo. Perciò ha messo sul tavolo della trattativa la richiesta più esosa che potesse fare. Che non è il Mes, anzi quello non è più una discriminante. E non è nemmeno il programma. È chiaro che su questo il leader di Italia viva si farà sentire, ma Conte (lo dimostra la telefonata di oggi) è pronto a farsi concavo e convesso per andare avanti. E verranno anche le richieste sui ministeri da parte di Italia viva, però non in termini di poltrone. Piuttosto, Iv spiegherà al premier che ci sono tre caselle che urge cambiare: il Mef, innanzitutto, poi la Giustizia, quindi la Scuola. Questi, nella fase attuale, secondo Italia viva, sono i ministeri centrali. E i loro titolari nel governo che verrà dovranno cambiare.

Ma come si diceva la richiesta esosa è un’altra. E consiste nel riconoscimento politico di Iv su cui Renzi ha così tanto insistito nel suo incontro con i giornalisti al Quirinale. Quel «gli alleati devono dire se ritengono che Italia viva sia parte della maggioranza» è una miccia che può esplodere. Infatti che cosa diranno oggi al Colle gli esponenti dei 5 Stelle? Accetteranno di innestare la retromarcia e di dichiarare pubblicamente che Iv deve far parte della maggioranza? Se lo faranno regaleranno comunque a Renzi un notevole vantaggio nella futura trattativa.

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