“Così gli inglesi ci hanno aggrediti”: il racconto choc di un italiano

Che gli inglesi non abbiano digerito la sconfitta nella finale degli Europei contro la nazionale italiana è oramai un dato di fatto. Numerosi video testimoniano le reazioni poco sportive che hanno segnato il popolo anglosassone dopo il triplice fischio a Wimbledon che ha visto gli Azzurri di Mancini alzare la coppa Henry Delaunay.

Non sono mancate le accuse razziste sui social da parte dei tifosi che sono esplose nei confronti di Rashford, Sancho e Saka, i tre giocatori inglesi che hanno sbagliato i rigori decisivi. A questo si aggiunge che all’esterno di Wembley e in zone di Londra gruppi di facinorosi hanno aggredito alcuni tifosi italiani provocando l’intervento delle forze dell’ordine. A testimonianza di queste aggressioni, le parole di Serge Ventrella. Un giovane italiano di 29 anni che dall’aprile del 2019 vive e lavora nella capitale del Regno Unito.

Serge eri a vedere la finale a Wimbledon?

“No io sono andato a vedere la partita da un mio collega inglese. Lui è stato squisito rispetto a ciò che successo dopo il verdetto finale a causa dei suoi connazionali”.

Ci puoi spiegare meglio?

“Una volta vinta la partita da parte degli Azzurri io e altri amici italiani abbiamo deciso di andare a Piccadilly Circus per festeggiare”.

Che aria si respirava da parte degli inglesi?

“Siamo arrivati nella piazza londinese tramite la metro. Già da quegli attimi abbiamo subito sguardi minacciosi e parole offensive”.

Arrivati a Piccadilly?

“Si era creato un bel gruppo di italiani che festeggiavano allegramente. Cantavamo cori in favore della nostra nazionale. Poi tutto è cambiato”.

In che senso?

“Intorno a noi dopo pochi minuti ci stavano inglesi che ci aggredivano verbalmente e ci spintonavano. Cercavano di rubarci le bandiere o i cellulari che avevamo in mano.

Le forze dell’ordine erano presenti?

“Sì. Hanno creato una sorta di cordolo nei nostri riguardi. Ci dicevano di andare a casa e che non potevamo stare lì a festeggiare. Nel frattempo è aumentato il numero dei tifosi inglesi ed è aumentato il nervosismo. Ci sputavano addosso e ci hanno lanciato bottiglie di vetro. Hanno colpito in testa un ragazzo accanto a me. Ci sono stati diversi fermi da parte della polizia.

A quel punto cosa hai deciso di fare?

“Mi sono defilato, ma dei tifosi inglesi hanno aggredito me e un mio amico. Quindi siamo scappati chiedendo aiuto alla polizia, la quale ci ha risposto “Tribe to be safe” che tradotto significa arrangiati da solo.

Insomma eravate molto impauriti…

“La situazione era paradossale. Abbiamo deciso di prendere il taxi per tornare a casa per paura di essere seguiti o aggrediti dai tifosi inglesi”.

Hai riportato danni fisici a causa dell’evento?

“Per fortuna nulla di grave ma non poter festeggiare nella città in cui vivi semplicemente perché non sei a casa tua, perché ti viene negato a causa di un retaggio culturale da hooligans mi ha davvero sconvolto”.

Come ti senti oggi nel raccontare tutto questo?

“Non pensavo si arrivasse a questi livelli. Questa voglia di violenza e di umiliazione nei confronti degli italiani per una sconfitta calcistica da parte degli inglesi. Usare il termine razzisti è davvero riduttivo”.

 

ilgiornale.it

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