Coronavirus, “la cura era pronta nel 2003”. La rivelazione di Andrea Gambotto: “In Italia tempi troppo lunghi”

Il vaccino anti-Covid era pronto nel 2003. Sarebbe bastato finanziarne lo sviluppo e la produzione per evitare che 17 anni dopo il virus sconvolgesse il mondo. Lo studio era stato pubblicato su Lancet, rivista scientifica considerata la Bibbia del settore. Nessuno l’ha considerato. Una bestemmia. L’antidoto, denominato “PittCoVacc”, è stato creato da uno scienziato italiano, Andrea Gambotto, professore di Microbiologia e Genetica molecolare e ricercatore dell’Università di Pittsburgh, in Pennsylvania, Nord-Est degli Stati Uniti. Si tratta di un cerotto con microaghi attraverso cui si potrebbe, o meglio, si sarebbe potuta inoculare la proteina contro il Covid. Per il trasporto non sarebbero serviti camion speciali né per la conservazione potenti frigoriferi. «Cercavamo un vaccino per la Sars», ha spiegato Gambotto all’Espresso, «e siamo riusciti a immunizzare le scimmie usando un adenovirus come vettore virale. Nessuno però ha mai finanziato i test clinici sull’uomo. Fosse andata diversamente l’anno scorso avremmo potuto circoscrivere l’epidemia alla Cina».

IL RUOLO DI FAUCI
Gambotto è uno dei massimi esperti di Covid. Con la sua squadra ha realizzato i primi studi sui 3 Coronavirus che hanno contagiato l’uomo, quello della Sars, della Mers e il CoV-2. Poco dopo le prime notizie su ciò che stava accadendo a Wuhan ha scongelato il vaccino testato sulle scimmie. Lo scienziato l’anno scorso si è accorto che funzionava anche contro la malattia del secolo ma era troppo tardi: «Non siamo più andati avanti perché avremmo dovuto comunque iniziare gli studi di fase 1 e 2, e abbiamo preferito chiederli su un nuovo vaccino, che abbiamo elaborato in 10 giorni». Il cerotto anti-Covid doveva essere finanziato dall’Università di Pittsburgh ma soprattutto dal National Institute of Health, l’agenzia di ricerca biomedica americana, ma quest’ ultima nel 2004 sostenne che tanto la Sars era finita, e nel 2014, riferisce Gambotto, quando arrivò la Mers l’Istituto disse «che era solo una malattia mediorientale dei cammelli».

Il tasso di letalità della Mers, sebbene la patologia abbia provocato nel mondo appena 330 decessi, fu del 34%, con picchi del 75 in Gran Bretagna (il dato, ricavato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, è aggiornato a luglio 2014). L’Agenzia biomedica è controllata dal National Institute of Allergy and Infectious Disease, diretto dal 1984 da Anthony Fauci, l’immunologo a capo della task force statunitense contro il Covid e che qualche mese dopo lo scoppio della pandemia ha rotto con Donald Trump. La tesi dell’Espresso è che Trump abbia deliberatamente ignorato il cerotto salvavita «per inondare di miliardi le case farmaceutiche» produttrici dei vaccini oggi disponibili. È però pure possibile che Fauci, col tempo sempre più vicino alle posizioni del futuro presidente Joe Biden, abbia nascosto al tycoon che il farmaco anti-virus c’era già, o che comunque abbia omesso particolari importanti. È un’ipotesi, così come dovrebbe essere quella dell’Espresso, a meno che non si voglia affermare che l’ex capo della Casa Bianca per compiacere le Big Pharma abbia mandato a morire 500mila persone e condannato alla disoccupazione milioni di connazionali.

TROPPA BUROCRAZIA
Persa la speranza in America il professor Gambotto ha tentato di produrre il vaccino in Italia ma è stato subito fermato dalla burocrazia. Le autorità sanitarie hanno ricevuto la documentazione a dicembre sennonché l’iter sarebbe dovuto ricominciare daccapo dato che l’Europa non accetta le ricerche dei laboratori accademici statunitensi. Il 20 febbraio l’Istituto superiore di sanità ha messo fine al discorso: «Se avessimo voluto realizzare il vaccino in Italia», ha affermato lo scienziato sempre all’Espresso, «avremmo dovuto chiedere due autorizzazioni, una per il siero e l’altra per il dispositivo-cerotto, e i tempi sarebbero stati ancora più lunghi». Alla fine l’iter per il cerotto è stato avviato dall’Fda, l’ente regolatore americano, e in Europa, da Pittsburgh, potrebbe arrivare un vaccino-spray nasale. Speriamo. Intanto si continua a crepare.

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