Coronavirus, 8 pazienti positivi a una variante sconosciuta che non viene rilevata dal tampone

In Bretagna, una regione della Francia nord-occidentale, è stata identificata una nuova variante del coronavirus SARS-CoV-2 potenzialmente in grado di sfuggire al controllo del tampone oro-rinofaringeo, o meglio dell’esame di laboratorio PCR (reazione a catena della polimerasi) che viene effettuato sui campioni biologici prelevati. Se questo nuovo ceppo del patogeno pandemico – soprannominato “bretone” – fosse realmente in grado di eludere il tampone molecolare, che rappresenta il “gold standard” per la diagnosi dell’infezione dal coronavirus (COVID-19), rappresenterebbe un ostacolo significativo nel tracciamento dei contatti, nella diagnosi differenziale e in generale nella gestione della pandemia.

La ragione per cui si sospetta che la variante bretone possa avere questa capacità deriva dalle indagini condotte su un focolaio rilevato nell’ospedale di Lannion, nella Côtes-d’Armor. Alla data di sabato 13 marzo erano stati identificati 79 casi di positività, 8 dei quali legati alla nuova variante, scoperta grazie al sequenziamento genomico. La Direzione generale della sanità (DGS) ha comunicato che vi è stata difficoltà nel rilevare la positività di questi pazienti:

“Presentavano i sintomi tipici che suggerivano un’infezione da SARS-CoV-2, ma con test PCR negativo sui campioni rinofaringei. La diagnosi risultava positiva mediante test sierologico o eseguendo l’RT-PCR (reazione a catena della polimerasi inversa NDR) su campioni respiratori profondi”. In parole semplici, il comune tampone molecolare “vedeva” i pazienti come negativi, ma non l’analisi degli anticorpi (dal sangue) o quella dei campioni respiratori estratti dall’apparato respiratorio inferiore.

Al momento non è chiaro se possa esservi stato un problema con la PCR (che ricordiamo avere sempre un certo margine di imprecisione) o se effettivamente questa variante sia capace di eludere il tampone molecolare. “Una possibilità è che il virus si diffonda più rapidamente tra il tratto respiratorio superiore e quelli inferiori”, ha dichiarato in una conferenza stampa Alain Tertre, direttore regionale dell’agenzia sanitaria nazionale Sante Publique France. Le autorità francesi sottolineano che la variante bretone non viene ancora considerata preoccupante come quelle inglese, sudafricana e brasiliana.

È stata infatti classificata come VUI (variante in esame) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Gli scienziati francesi stanno indagando a fondo sulle caratteristiche della variante, che è caratterizzata da nove mutazioni a livello della porzione terminale della proteina S o Spike, il “grimaldello biologico” sfruttato dal virus per legarsi alle cellule umane, invaderle e avviare il processo di replicazione che determina l’infezione.

In base alle indagini genomiche, è stato determinato che la variante bretone deriva dal lignaggio chiamato Clade 20C, emerso in Giappone nella primavera dello scorso anno e che successivamente avrebbe dato vita a diversi ceppi. Dalle prime analisi non è possibile concludere se la variante bretone sia più trasmissibile o responsabile di una malattia più aggressiva, specifica il Ministero della Salute francese. A scopo puramente precauzionale, anche alla luce della negatività alla PCR, le autorità hanno deciso di rafforzare la sorveglianza e intensificare le misure per frenare la trasmissione del virus nelle aree geografiche in cui è stata individuata la variante, accelerando le vaccinazioni e introducendo ulteriori restrizioni nei contatti sociali.

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