Conte cede e tratta con Renzi: un rimpasto e un governo “ter”?

Ieri sera l’ombra di una imminente crisi ci aveva fatto compagnia prima di andare a dormire.

Oggi invece ci svegliamo con una tendenza totalmente differente: pare che alla fine Giuseppe Conte si piegherà alle richieste e alle minacce di Italia Viva. Una serie di dietrofront del premier pur di restare in piedi. Evitare di sottoporsi al giudizio degli italiani sembra essere ormai diventato l’unico vero diktat tra i giallorossi, la cui stabilità comunque resta tormentata e messa a repentaglio dalle truppe renziane pronte a staccare la spina da un momento all’altro. Giuseppi – che sembrava intenzionato a sfidare Matteo Renzi in Aula – pare abbia scelto la strada della cautela, accogliendo così l’invito di un incontro tra i leader delle forze politiche (e non con i capidelegazione) che lo sostengono.

Il vertice potrebbe esserci già oggi, al limite domani: l’intento è riunirsi appena possibile, ovviamente prima del Consiglio dei ministri preannunciato per il 6 gennaio. Il presidente del Consiglio potrebbe portare un “documento aperto” sul Recovery Fund da inviare al Parlamento e alle forze sociali. Ma comunque i ministri di Italia Viva potrebbero formalizzare le proprie dimissioni. A quel punto l’avvocato si troverebbe a un bivio: salire al Colle per dimettersi dopo il dibattito e prima del voto parlamentare oppure concordare con i leader una crisi pilotata, se non un rimpasto. E sembra essere proprio quest’ultima l’opzione più concreta all’interno del palazzo, dove si continua a parlare di poltrone mentre i cittadini sono lasciati ancora una volta nella totale incertezza.

Conte apre al rimpasto

L’obiettivo è quello di aprire sostanzialmente a un maxi rimpasto, senza escludere comunque un Conte ter. Lui continua a ripetere di essere disposto a rendersi protagonista di qualsiasi iniziativa per rafforzare “la coesione della maggioranza e la solidità della squadra di governo”. Il premier sa benissimo di essere finito nel mirino delle offensive renziane, così come ha preso coscienza del fatto che in qualunque caso il terreno sotto i piedi dell’esecutivo giallorosso si sta sgretolando. Disposto anche a fare una serie di passi indietro. Magari, come riporta La Repubblica, trattando sui servizi segreti: Iv aveva chiesto a più riprese l’affidamento della delega a una persona che non sia lo stesso Conte.

A questo si aggiunge anche un inconveniente di percorso. I big del Movimento 5 Stelle erano convinti di poter tenere i gruppi gialli sulla linea del voto in caso di crisi. Ma è evidente come con il passare delle ore gli eletti grillini siano terrorizzati da un ritorno anticipato alle urne. Per due motivazioni principali: sarebbe una disfatta elettorale per i pentastellati e molti di loro – soprattutto alla luce del taglio dei parlamentari – non avrebbero più il lusso di occupare le poltrone di Roma. Non va tuttavia dimenticata la posizione del Quirinale, preoccupato da sole due priorità: il Recovery Fund e la campagna di vaccinazione. Tenere a galla a tutti i costi questo governo non rientra tra le preoccupazioni del Colle.

Il presidente del Consiglio si è detto disponibile a delle sostituzioni mirate di ministri, ma Matteo Renzi potrebbe pretendere comunque le sue dimissioni e chiedere di ragionare su un “ter”. La sensazione è che adesso ci siano i margini per trattare, per far rientrare l’allarme e per risolvere positivamente la situazione. Che però potrebbe tradursi in una tregua momentanea, pronta a esplodere di nuovo. Secondo fonti del Partito democratico – si legge su La Stampa – il renziano Ettore Rosato potrebbe finire al Ministero della Difesa, portando così Lorenzo Guerini a occupare il Viminale. Dunque Luciana Lamorgese sarebbe costretta ad abbandonare il Ministero dell’Interno.

“Tutti sanno che non si andrà a votare”

Mentre ci si affretta a descrivere tutti gli scenari in campo, c’è chi esclude categoricamente la strada del voto. È lo stesso Matteo Renzi, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, a mettere subito le mani avanti: “Noi non abbiamo paura delle democrazia e del voto, per due motivi. Uno, perché le elezioni non fanno paura a chi è abituato a misurarsi con il consenso, secondo motivo è ancora più chiaro: tutti sanno che non ci saranno elezioni. Dobbiamo aprire le scuole, non i seggi”.

Non ha fatto mancare le sue solite frecciatine indirizzate a Conte, che ha tenuto la conferenza stampa di fine anno disertando il Senato dove si stava discutendo una legge di Bilancio da approvare in 24 ore, senza la possibilità di fare emendamenti pena l’esercizio provvisorio: “Siamo stati costretti a questo scandalo dai ritardi dell’esecutivo e tutto il Senato ha espresso il proprio rammarico per la mortificazione del Parlamento”. Dunque, almeno per il momento, il fondatore di Italia Viva non ha visto alcun cambiamento nel metodo di agire: “Il presidente anziché venire in Aula a scusarsi, ha scelto di fare una conferenza stampa senza aspettare nemmeno per garbo che i senatori finissero il lavori”.

ilgiornale.it

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