Con la scusa della pulizia vogliono tassare anche i panini

Un giorno tasseranno pure l’aria, si sente dire ogni tanto. L’aria magari ancora no ma c’è chi ha pensato di mettere una tassa sui panini. L’idea è venuta al direttore degli Uffizi, Eike Schmidt: “Sarebbe giusto introdurre una tassa aggiuntiva per i locali di street food che costringono i loro clienti a mangiare per strada – dice in un’intervista a La Nazione -. E chi mangia per strada causa dei costi alla collettività perché le strade vanno poi pulite. Noi agli Uffizi puliamo il loggiato due volte al giorno, olio e ketchup non fanno bene alla pietra serena e se non li togli subito entrano in profondità e rimane la macchia”.

Ora, se i costi per tenere pulito sicuramente incidono sui bilanci del museo, francamente ci sembra assurdo anche solo pensare di mettere una tassa (una in più, perché già si pagano altre tasse, a partire dall’Iva) con la scusa che lo street-food sporca. È davvero così? Non sarebbe più opportuno predisporre delle aree attrezzate dove poter consumare i pasti, evitando di sporcare le preziose pietre dall’unto dei panini? Oppure si potrebbe pensare a qualche altra iniziativa per incentivare i turisti-consumatori a tenere pulito, magari con dei piccoli gadget o cose di questo genere. L’idea di tassare e punire per risolvere un problema ha stancato.

Tecnicamente la “street food tax” obbligherebbe i venditori a versare una somma (che poi ricaricherebbero sul consumatore) su ogni panino, gelato o bibita consumata all’aperto, con le somme raccolte che andrebbero a finire in un fondo per gestire la pulizia delle città d’arte. “I divieti non funzionano – va avanti Eike Schmidt – e sono difficili da far rispettare. La cosa migliore secondo me è pensare ad una tassa sullo street food. Chi vende cibo che poi viene consumato in strada realizza un guadagno e collettivizza un costo, quello della pulizia. Con un contributo per ogni panino si potrebbe finanziare il decoro e anche la realizzazione di luoghi dove consumare nelle città d’arte, che non possono essere usate come una grande area picnic. Il problema non è individuale ma strutturale. I cafoni vanno puniti ma non basta. La responsabilizzazione economica dell’altra parte, di chi vende, è necessaria. Sarebbe anche una mossa a grande vantaggio della maggior parte dei ristoratori, che servono ai tavoli e già si occupano della pulizia e mettono a disposizione i bagni. Per di più se i venditori di street food per questa nuova tassa dovessero aumentare i prezzi tornerà competitivo sedersi ad un tavolo per mangiare, che è molto più toscano come stile”. Immediata, com’era inevitabile, è scoppiata la polemica.

“È un’idea assurda, ancor più in questo delicato momento di ripresa”, tuona Paolo Gori, presidente Confartigianato Imprese Firenze. “Siamo assolutamente contrari a questo ulteriore onere per le attività della città, su cui già pensano ingenti spese e tasse e la crisi dovuta alla pandemia. È un’idea senza senso. Dopo un anno di fermo, le attività di ristorazione stanno riprendendo finalmente a lavorare, riprendendosi con fatica: un nuovo balzello condannerebbe molte imprese alla chiusura. Proprio in questi giorni sentiamo parlare di un aumento della Tari, di un’ulteriore tassa non ne sentiamo proprio il bisogno. Per contrastare i comportamenti incivili di chi sporca e non ha cura della città l’unica strada è aumentare i controlli e fare multe a chi sporca e non rispetta le regole”.

Intendiamoci, il degrado esiste, così come la maleducazione che spesso tracima nell’inciviltà, con livelli spesso insopportabili. Ma, come in ogni cosa, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Fortunatamente esistono anche persone civili, che non sporcano, non si puliscono le mani strusciandole sui muri, non gettano le carte per terra e, in altre parole, non arrecano alcun danno alla collettività. Dunque, come la mettiamo? Bisogna “punire” anche queste persone? Oppure sarebbe più corretto intervenire nei confronti di chi si comporta male? Riflettiamoci tutti.

Foto: il panino col lampredotto fiorentino

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