“Ci sono i feti abortiti”. La Chiesa americana alza il tiro sui vaccini

La Chiesa cattolica ha già preso una posizione ufficiale sui vaccini anti Covid19, ma il dibattito tra i cattolici è rimasto aperto. La Conferenza episcopale americana, che non è un episcopato di poco peso negli ambienti istituzionali del cattolicesimo, ha dato vita ad un’iniziativa peculiare, che sembra distanziarsi in parte con l’atteggiamento generale.

Il punto di partenza è comune per tutti: il Vaticano si è già espresso in materia di liceità morale delle vaccinazioni per contrastare il nuovo coronavirus e la sua diffusione. Buona parte del discorso presentato dalla Santa Sede ruota attorno alle linee cellulari dalle quali i vaccini sono derivati: “Quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) – hanno fatto sapere dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, in vista della vaccinazione di massa per contrastare la pandemia- è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. Sino a questo punto, niente di innovativo. C’è un “però”: le linee cellulari in questione non devono derivare a loro volta da pratiche abortive volontarie. Altrimenti nasce una problematica morale su cui la Chiesa non può transigere. La Chiesa americana concorda.

Poi però la Conferenza episcopale statunitense sembra metterla su un piano diverso, scrivendo che il Vaticano ha esortato”tutti coloro che sono interessati alla santità della vita a protestare contro l’uso di linee cellulari derivate dall’aborto e sostenere lo sviluppo di vaccini senza alcun collegamento con l’aborto”. Per sostenere questo assunto, i vescovi statunitensi rimandano ad una serie di documenti, compreso l’ultimo in materia dell’ex Sant’Uffizio. La sensazione generale è che i presuli americani siano molto più severi sul punto, almeno da un punto di vista comunicativo. Tanto intransigenti da predisporre una serie di lettere che i fedeli possono utilizzare nei confronti delle varie aziende che producono e commercializzano vaccini contro il Covid-19. Dalle parti delle mura leonine non hanno optato per una mossa simile. Anzi, il Papa, soprattutto, è impegnato a garantire che i vaccini non diventino uno strumento di esclusione dei popoli poveri, cioè delle “periferie economico-esistenziali”. Jorge Mario Bergoglio ribadisce da mesi due convizioni: l’eticità del vaccino e la ferma necessità che tutti possano accedervi, evitando che le cure siano considerabili alla stregua di beni di lusso. Un discorso – quest’ultimo – che riguarda anche la liberalizzazione dei brevetti. Francesco non ha palesato dubbi sulla liceità morale delle vaccinazioni e si è scagliato apertamente contro il “negazionismo”, in un’intervista concessa a Fabio Marchese Ragona.

Dall’altra parte del mondo, i vescovi americani predispongono delle missive da inviare alla Pfizer ed agli altri attori farmaceutici del momento. L’emisfero a stelle e strisce del cattolicesimo non esprime contrarietà alla vaccinazione, ma di certo pone accenti diversi rispetto a Roma. Viene da chiedersi il perché di questa differenza. Gli Stati Uniti, dopo la presidenza targata Donald Trump, sono un contesto polarizzato. Lo scontro tra il mondo conservatore e quello progressista, che in Europa vive una sorta di tregua non dichiarata, è più vivo che mai. Quando il presidente Joe Biden si è insediato, i presuli americani hanno preso la palla al balzo per convocare una apposita “commissione”, che avesse il compito di valutare le ambizioni programmatiche del presidente, i primi provvedimenti legislativi approvati e, più in generale, la visione bioetica dell’ex vice di Barack Obama. Biden viene percepito come un cattolico atipico in quanto abortista. Alcuni alti ecclesiastici, con il cardinale Raymond Leo Burke in testa, pensano che i politici abortisti (e gli abortisti in generale) non debbano accedere al sacramento della comunione. Il dibattito americano vive in una fase culturale differente dalla nostra, anche se questa iniziativa è stata rilanciata in Italia anche dall’associazione Pro Vita. E questo è sicuramente il primo degli aspetti da considerare.

Nel contempo, prima che arrivasse il blocco della Fda, alcuni ambienti cattolici americani avevano tuonato contro il vaccino di Johnson & Johnson. Come riporta la Sir, il vescovo di New Orleans si era espresso a mezzo pubblico:”L’arcidiocesi deve istruire i cattolici sul fatto che l’ultimo vaccino di Janssen/Johnson & Johnson è moralmente compromesso poiché utilizza, nello sviluppo e nella produzione del vaccino, nonché nei test, una linea cellulare derivata dall’aborto”, aveva detto monsignor Gregory Michael Aymond. Negli Stati Uniti i processi vengono gestiti, mentre in Europa, in specie per quel che riguarda vaccini e vaccinazioni, sembra che vengano per lo più subiti gli effetti di quel che accade altrove. Forse anche questo fattore contribuisce a spiegare le due distinte intensità dialettiche. Tre elementi, in sintesi, possono essere tenuti in considerazione per comprendere il perché dell’eccezione americana: il momento politico, con l’elezione di Biden che costringe i cattolici ad una riflessione complessiva; il fatto che tre aziende su quattro, tra quelle che hanno prodotto vaccini anti-Covid19 in distribuzione o già al vaglio degli enti competenti, siano americane, quindi un legame territoriale e d’attualità; la polarizzazione che risiede negli States e che coinvolge, com’è naturale che sia, pure gli ambienti ecclesiastici.

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