Centinaia di storni morti per strada. Ma la “piaga di Roma” sono i petardi.

Non impareremo mai a rispettare la natura. Neanche una pandemia che origina dai rapporti dell’uomo con gli animali selvatici farà cessare l’arroganza di chi crede nella superiorità dell’uomo su ogni forma di vita.

Allo scoccare della mezzanotte, come è triste consuetudine di questo paese, da balconi, finestre, abbaini e tetti, visto che a causa del lockdown non si poteva sostare in strada, è cominciata la sarabanda dei botti, proibiti peraltro a Roma, come in centinaia di comuni di tutt’Italia. Ma la madre dell’imbecille è noto che è sempre gravida e, con la bottiglia in una mano e il mortaretto nell’altra, la tradizione è stata rispettata.
Complice una città insolitamente vuota e silenziosa, il fragore dei botti è stato addirittura più violento degli altri anni acuendo il problema ormai ben noto della fuga di cani fobici e facendone conoscere un altro, quello del numero sconosciuto di uccelli che trovano la morte per l’impatto contro muri, finestre e cavi dell’alta tensione. C’è almeno un video, che sta girando su Internet, ripreso con il cellulare da una persona di cui vale la pena raccontare le parole mentre gli escono in diretta dall’auto che sta lentamente viaggiando per le strade centrali dell’Urbe. «Guarda – dice l’uomo a una donna di cui si ode la voce in sottofondo -. Ragazzi, questo è lo schifo dell’uomo… I fuochi d’artificio… centinaia di uccelli morti… centinaia di uccelli morti a Via Cavour… è una cosa imbarazzante, triste, incredibile… m’ha fatto passa’ la gioia… guardata quanti sono… mi dispiace pure a passarci sopra… uccelli morti».
Le immagini girate sono effettivamente impressionanti. Nelle strade deserte del centro, si vede un vero e proprio tappeto di uccelli, la maggior parte immobili, alcuni che tentano goffamente di riprendere il volo, alcuni che zoppicano cercando una siepe, una pianta, una loro casa sulla quale non potranno più salire. Sono per la maggior parte storni, risvegliati improvvisamente da rumori assordanti e luci accecanti che li terrorizzano, costringendoli a uscire dai loro luoghi notturni sicuri per andarsi a schiantare contro muri e finestre, lasciando sul selciato di via Nazionale, piazza Esedra, via Cavour, e altre vie del centro, migliaia di macchie scure minute, ma significative testimonianze di una violenza che origina dall’ignoranza dei principi elementari di rispetto per i più deboli.«Ogni anno non facciamo che ripeterlo: la vendita di petardi e fuochi d’artificio va vietata e le aziende riconvertite» commenta il presidente dell’Oipa Massimo Comparotto «e le ordinanze sono inutili, di fatto i controlli non esistono e contiamo centinaia di esemplari morti e feriti tra la fauna selvatica e gli animali domestici che fuggono terrorizzati e sbandati. È tempo che il legislatore rimedi a questo scempio che colpisce anche gli umani. È questione di salute, ordine pubblico e, soprattutto, di civiltà». Personalmente sottoscrivo ogni parola.

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