Cene, tombolate e inviti a casa: cosa si può fare a Natale

Cosa si potrà fare a Natale? Cosa sarà invece vietato? Sarà possibile cenare insieme ai familiari più stretti? Sarà consentito passare qualche ora di felicità, gioia e spensieratezza insieme ai cari che vivono fuori dalla nostra Regione e che quindi non vediamo da diversi mesi? Sono queste le domande che gli italiani si stanno facendo in vista del 25 dicembre.

Inutile dire che restano moltissimi i dubbi sulle modalità di svolgimento della festa liturgica per eccellenza. Il governo comunque sta iniziando a stilare un “piano speciale” per allentare qualche misura rigida e concedere così un parziale e momentaneo allentamento. Sarà ovviamente fondamentale osservare l’andamento della curva dei nuovi contagi nei prossimi giorni.

Se la situazione dovesse permetterlo, non sono da escludere deroghe specifiche. “Ci aspettiamo che i numeri migliorino”, aveva annunciato Sandra Zampa, sottosegretario del Ministero della Salute. Conte è al lavoro per il prossimo Dpcm a cui dovrà dare vita entro il 3 dicembre e che molto probabilmente resterà in vigore fino all’Epifania. Sono previste norme dure anche nelle zone “arancioni” e addirittura “gialle”? È proprio su questo fronte che l’esecutivo si è diviso. Il prossimo decreto si muoverà su due piani: uno per salvare il Natale e l’economia; l’altro per anticipare la terza ondata del Coronavirus. Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe cambiare il 25 dicembre.

Negozi

A partire dal 4 dicembre l’orario dei negozi potrebbe essere prolungato fino alle 22, prevedendo eventualmente l’apertura dei centri commerciali nel fine settimana. In tal modo si vorrebbe diluire l’affluenza dei clienti specialmente nei giorni che precedono le festività. Sul tavolo delle ipotesi la possibilità di deroghe per le attività commerciali situate in zona “rossa” che rischiano di essere chiuse pure nel periodo finale dell’anno. L’intenzione è di favorire la ripresa economica, ma alcuni ministri hanno già espresso infinite perplessità e soprattutto timori sul contagio che potrebbe essere trasmesso nelle code e negli assembramenti.

Bar e ristoranti

Nelle zone “gialle” potrebbe essere fatta un’eccezione per la riapertura dei servizi di ristorazione: bar e ristoranti, ad esempio, potrebbero tenere le serrande alzate anche la sera, tendendo sempre il tetto massimo di 4 persone al tavolo. Tuttavia potrebbe essere confermata la serrata alle 18 per limitare le occasioni di “socialità allargata”. Sarà valutata l’opzione di apertura a pranzo nelle zone “arancioni”, ma la rigida posizione del ministro Roberto Speranza (che lo considera un vero e proprio azzardo) porta a ritenere sempre più improbabile questo scenario.

Coprifuoco

L’orario del coprifuoco potrebbe essere prorogato alle 23 nel periodo natalizio, lasciando così la libertà di uscire per fare acquisti se realmente le attività commerciali resteranno aperte fino alle ore 22. Addirittura potrebbe essere spostato alle 24 esclusivamente nel giorno di Natale per consentire la partecipazione alle celebrazioni religiose e quindi il ritorno a casa dei fedeli: il Comitato tecnico-scientifico non esclude una apertura alla Santa Messa. Resterà comunque vietata ogni forma di assembramento, imponendo di conseguenza lo stop a feste e banchetti.

Spostamenti tra Regioni

L’attuale Dpcm vieta ogni spostamento – salvo motivi di salute, lavoro e urgenza – nelle Regioni collocate in zona “arancione” o “rossa”. Nel ventaglio delle possibilità vi sono deroghe per consentire ai congiunti di stare insieme ai familiari che vivono in luoghi diversi. Allo studio dunque una norma per individuare alcune situazioni specifiche evitando che il tutto si traduca in una mobilità totalmente libera: in occasione del Natale si potrebbe decidere di dare l’ok solo agli spostamenti giustificati da motivi di ricongiungimento familiare. Diversi ministri però si sono detti contrariati poiché ciò potrebbe provocare una nuova pericolosa impennata dei casi di positività.

Cosa cambia dentro casa

“Questo giro di vite può disinnescare il rischio del cenone della Vigilia e del Capodanno, non quello rappresentato dal pranzo di Natale, di Santo Stefano, dai pomeriggi con tombolate, Mercante in fiera, 7 e mezzo, panettone e torrone”, ha confessato un esponente del governo a Il Messaggero. Verrà fatto grande affidamento al senso di responsabilità degli italiani. L’invito è quello di evitare “incontri con più di 6 persone”, limitando “al massimo gli inviti di amici e familiari non conviventi”. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e componente del Cts, ritiene che le possibilità di applicare le misure di sicurezza dipendono dalle dimensioni dell’abitazione, dalla disponibilità degli spazi, “dalla capacità dei singoli, adulti e bambini, di evitare effusioni”. La forte raccomandazione è quella di utilizzare le mascherine, che sono “parte essenziale delle misure di controllo”, in presenza di non conviventi.

Vacanze

Per evitare una preoccupante diffusione del Covid-19, Conte starebbe pensando di vietare le vacanze sulla neve imponendo lo stop alle piste da sci, che potrebbero restare chiuse e riprendere le proprie attività solamente alla fine di gennaio (ovviamente solo se i numeri lo consentiranno). Le vacanze sono finite nel mirino perché, attirando gli appassionati degli sport sciistici e dei soggiorni nelle località di montagna, “farebbero il paio con le vacanze spensierate, con serate in discoteca, della scorsa estate”. “Non possiamo permettere che la fine dell’anno diventi come Ferragosto”, avvertono dal governo.

Scuole

In molti temono che la curva epidemiologica possa risalire a gennaio e quindi ora viene messa in discussione anche la riapertura delle scuole superiori in presenza subito dopo le festività di Natale. Una questione che divide ministri e scienziati. La didattica a distanza potrebbe pertanto restare almeno fino al 7 gennaio ma Lucia Azzolina punta alla riapertura graduale già dal 9 dicembre, ovvero il primo giorno utile per tornare in aula dopo la scadenza del Dpcm del 3 novembre scorso. I rigoristi scuotono la testa e provano a rimandare la decisione chiedendo di aspettare i prossimi numeri sulla situazione in Italia. In esame, infine, l’ipotesi di interrompere le lezioni online e far tornare in presenza gli studenti della prima e seconda media che vivono nelle zone “rosse”.

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