Bar e ristoranti chiusi, ma il canone Rai lo pagano comunque

L’Associazione che rappresenta i piccoli comuni ha chiesto al ministero dello Sviluppo Economico di esentare bar, ristoranti e circoli

Non poter usufruire della televisione e dover comunque pagare il canone Rai.

Succede anche questo in un periodo in cui molte attività sono state messe in ginocchio dall’epidemia, e non si parla solo di negozi di abbigliamento, palestre, cinema e teatri, questi ultimi tra l’altro dallo scorso marzo non hanno praticamente mai riaperto, tranne una brevissima apparizione estiva. Anche i bar e i ristoranti hanno sofferto e stanno ancora soffrendo, con riaperture a singhiozzo e la beffa delle festività natalizie, quando fino all’ultimo non sapevano ancora se avrebbero aperto o no. Ovviamente la risposta era stata no.

Mazzata finale per bar e ristoranti: il canone Rai
Adesso ci mancava solo il canone della Rai da dover pagare. E sì, perché coloro che sono riusciti malgrado tutto, sacrifici, debiti e rinunce, a tenere aperto, adesso si ritrovano a dover pagare anche un canone di cui non hanno praticamente usufruito.

Intanto si continua a cambiare colore, prima rossi, poi arancioni, poi ancora rossi o gialli. Con l’immunità di gregge sempre più lontana per la mancanza anche dei vaccini, che forse un po’ di normalità riuscirebbero a ridare.
Ma lo Stato le spese a suo favore le pretende comunque, e agli esercizi commerciali arriva, inesorabile come ogni anno, la richiesta di pagare il canone Rai. Che, attenti bene, come fa notare Libero non è come per i cittadini privati di 90 euro, ma bensì di 407,35 euro. L’Anpci, l’associazione che rappresenta i piccoli Comuni, ha così deciso di scrivere al ministero dello Sviluppo Economico per chiedere l’esenzione al pagamento del canone di bar, ristoranti e circoli. Nella lettera viene spiegato come già lo scorso anno queste attività abbiano subito il danno, ingiusto, di dover pagare il contributo alla Rai nel mese di gennaio e di aver poi tenuto chiuso per quasi tutti mesi a seguire.

E nel 2021 la storia sembra ripetersi. Ma la sospensione del pagamento sembra lontana e bar e ristoranti devono quindi sborsare anche questi soldi. Alle sedi Rai starebbero però arrivando in questi giorni diverse comunicazioni via Pec di proprietari che informano la richiedente di non avere più la televisione nel proprio esercizio. Meglio cercare di salvarsi da soli, perché se si aspetta un aiuto dal governo, qui si rischia di affogare.

Anche l’Alta velocità in ginocchio

E dopo che il decreto per i 5 miliardi stanziati alle attività in difficoltà è stato rimandato, ieri è arrivata la notizia che asili nido e istituzioni scolastiche dell’infanzia non statali non hanno visto arrivare neanche un euro dei 165 milioni di contributi pubblici destinati loro dal decreto legge del 19 maggio 2020. Nulla, neanche un euro per tutte le rette che non sono state versate nel periodo compreso tra gli scorsi mesi di marzo e luglio.

Idem per gli stanziamenti per l’alta velocità, i cui treni sono fermi praticamente da marzo, tranne qualche breve giorno di ripresa, e comunque senza poter far salire più del 50% della capienza totale. Quando invece tram, bus e metropolitane sono zeppi all’inverosimile. Strano, visto che Roberto Gualtieri, ministro dell’economia, continua a sostenere che lo Stato italiano è il più veloce a rimborsare le piccole e medie imprese. Forse sull’Isola che non c’è.

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