“Aprire il ristorante è peggio di essere un delinquente”: fanno chiudere una ristoratrice nonostante i tamponi ai clienti

Da RadioRadio – Cena al ristorante nella domenica di San Valentino? Solo se hai un tampone negativo al Covid. Così il ristorante “La Parilla” di Milano ha sfidato i Dpcm e ha aperto offrendo ai clienti la possibilità di effettuare un test gratuito in un gazebo predisposto per l’occasione al di fuori del ristorante. Una trovata per aprire, nonostante i decreti continuino a vietarlo, che fa il paio con l’iniziato Io Apro dello scorso 15 gennaio, alla quale lo stesso ristorante aveva aderito.

Questa volta, c’era anche l’aggiunta della sicurezza data dal risultato del tampone, ma non è bastato a placare l’arrivo della polizia con un verbale in mano da 400 euro e i sigilli al locale per cinque giorni. “Farò ricorso per la chiusura, ma pagherò comunque la multa perché il mio obiettivo è quello di lavorare, non di rubare”: questo il racconto della titolare del locale milanese Mary Marchese, intervenuta ai microfoni di Luigia Luciani e Stefano Molinari.

Questo l’intervento della ristoratrice Mary Marchese a “Lavori in corso”.

“Eravamo distanziati, era tutto a norma. Solo che poi è arrivata la polizia, hanno intimato di far andare via la gente e alle 21.20 hanno mandato via le persone presenti e li hanno identificati. A noi hanno dato cinque giorni di chiusura più una multa che ammonta a 400 euro. O farò ricorso e la multa la pagherò perché comunque sia io faccio vedere che sono una cittadina onesta. Il mio obiettivo è solo quello di lavorare e di non rubare nessuno. Però farò ricorso per i giorni di chiusura. Quello sì.

La cosa che mi fa arrabbiare è che molti dei miei colleghi aprono di nascosto, facendo entrare i clienti e abbassando le saracinesche. Io l’ho fatto una cosa alla luce del giorno.

Già il giorno prima la Questura mi aveva detto di non aprire, quindi sapevo già che sarebbero arrivati. Dopo un anno siamo ancora qui a sperare non so in quale miracolo. Quanto è costato ieri sera? In totale tra tamponi e medico 1800 euro. Ma ne è valsa la pena, perché volevamo sensibilizzare, ma ormai aprire il ristorante la sera è peggio di essere un delinquente. Ormai è così, lo abbiamo capito bene.

Ma comunque ci stanno prendendo in giro e continuano a prenderci in giro perché gli aiuti non arrivano a nessuno. Ai miei dipendenti non arriva la cassa integrazione. Io ho 15 dipendenti e a nessuno è arrivata la cassa integrazione. E’ arrivata solo quella del primo lockdown. L’ho anticipata io ai miei dipendenti che hanno anche dei figli, ma questo al Governo non frega nulla. A loro interessa punirci perché ho aperto il locale in assoluta sicurezza. I ristori? In un anno ho preso 33.000 euro. Io in un anno fatturavo più di un milione e mezzo di euro e pago 8.000 di affitto tutti i mesi”.

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